Ci sono momenti in cui il caso, il talento e il coraggio si allineano così perfettamente da sembrare scritti da un regista. La sera del 4 febbraio 2007, a Miami, uno di questi momenti ebbe come protagonista un uomo alto poco più di un metro e sessanta, vestito di turchese, con una chitarra a forma di simbolo tra le mani.
Prince stava per salire sul palco dell'intervallo del Super Bowl XLI — lo spettacolo musicale più visto del pianeta, oltre 140 milioni di spettatori solo negli Stati Uniti — e su Miami si era abbattuto un temporale tropicale.
L'incubo di ogni produttore televisivo
Per chi organizza l'halftime show, la pioggia è l'incubo peggiore. Palchi che diventano scivolosi come piste di ghiaccio, migliaia di volt di impianti elettrici, cavi, amplificatori, e un artista che deve muoversi, ballare e imbracciare una chitarra elettrica sotto l'acqua battente. Il rischio non è solo uno spettacolo rovinato: è la sicurezza.
Il leggendario produttore televisivo Don Mischer, che dirigeva la diretta, racconta di aver chiamato Prince poco prima dello show, in preda all'ansia, per avvertirlo che la situazione era critica: stava piovendo forte e le condizioni erano proibitive. Era dispiaciuto. Si aspettava almeno un momento di esitazione dall'altra parte del telefono.
«Potete farla piovere più forte?»
La risposta di Prince è entrata nella leggenda. Non un lamento, non una richiesta di rinviare o accorciare lo show. Solo una domanda che ribaltava completamente la prospettiva:
«Potete farla piovere più forte?»
Per Prince l'acquazzone non era un problema da subire, ma un dono da usare. Stava per suonare Purple Rain: quale scenografia migliore di una vera tempesta mandata dal cielo?
Curiosità: il palco a forma di simbolo
Il palco dell'halftime show era stato costruito appositamente a forma del celebre simbolo di Prince — quello impronunciabile che aveva scelto come nome negli anni Novanta. Illuminato di viola sotto la pioggia, con la silhouette di Prince proiettata su un enorme telo bianco alle sue spalle, divenne uno dei set design più iconici nella storia della televisione americana.Lo show che nessuno dimentica
E così fu. Prince attraversò un medley travolgente con l'acqua che gli scorreva addosso: pezzi suoi e cover, da Let's Go Crazy a Baby I'm a Star, passando per frammenti di Creedence Clearwater Revival, Bob Dylan e Foo Fighters. Ogni nota era perfetta. Ogni movimento, calcolato. Ogni secondo, indimenticabile.
Poi arrivò il momento. Le prime note di Purple Rain mentre la pioggia, ormai, cadeva copiosa e vera. La chitarra che piangeva quelle note immortali, il pubblico fradicio e in estasi. Un artista che aveva costruito una carriera intera sul controllo maniacale di ogni dettaglio si trovò di fronte all'unica variabile che nessuno può controllare — il meteo — e invece di temerla la abbracciò, trasformandola nel più grande effetto speciale mai concesso a un palco.
Curiosità: nessuna replica
Prince era notoriamente contrario alla distribuzione dei suoi contenuti online. Per anni cercò — con alterni successi — di far rimuovere dal web i video del Super Bowl. Paradossalmente, questa inaccessibilità ha contribuito a costruire attorno a quella notte un alone quasi mitologico: si tratta di qualcosa che devi aver visto dal vivo, o tramite qualcuno che se lo ricorda ancora addosso.Il miglior halftime show della storia
Gli addetti ai lavori sono quasi unanimi: quella è considerata, ancora oggi, la migliore esibizione dell'intervallo del Super Bowl di tutti i tempi. E la cosa straordinaria è che il suo momento più memorabile non fu una trovata di scena costata milioni, non fu un ospite a sorpresa né un effetto pirotecnico programmato mesi prima. Fu un atto di puro nervi artistici davanti a 140 milioni di persone.
Prince avrebbe potuto pregare perché smettesse di piovere. Scelse di chiederne di più.
Chi era Prince, davvero
È l'aneddoto perfetto per raccontare chi era Prince davvero: non solo un virtuoso della chitarra, del piano, del basso e di quasi ogni strumento avesse mai toccato, ma un artista che sapeva leggere il momento e piegarlo alla propria visione, con una sicurezza che rasenta l'incoscienza.
Non serve spiegare come suonava. Non serve elencare i dischi, i Grammy, i milioni di copie vendute. Basta raccontare che, quando il cielo gli mandò contro una tempesta, lui rispose: fatela più grande.