Prima di Woodstock. Prima di Glastonbury. Prima ancora che il concetto stesso di "festival rock" diventasse ciò che conosciamo oggi, c'è stato un weekend che ha riscritto le regole della musica dal vivo.

Per tre giorni, dal 16 al 18 giugno 1967, una tranquilla cittadina della California ospitò un evento destinato a cambiare per sempre la storia della musica. Il Monterey International Pop Festival non fu soltanto un concerto: fu il punto d'incontro tra la controcultura hippie, la Summer of Love e una nuova generazione di artisti pronta a rivoluzionare il mondo.

In appena settantadue ore, sconosciuti diventarono stelle, vecchi equilibri furono spazzati via e nacquero alcune delle immagini più iconiche del rock.

Il festival che inventò i grandi festival

Quando Monterey aprì i cancelli nel giugno del 1967, nulla di simile era mai stato organizzato prima. Dietro l'evento c'erano Lou Adler, Alan Pariser e John Phillips dei Mamas & the Papas, con un obiettivo ambizioso: dare al rock la dignità artistica del jazz e della musica classica. Tutti gli artisti si esibirono gratuitamente e i profitti furono devoluti in beneficenza. Il biglietto più costoso costava appena 6,50 dollari, poco più di cinquanta dollari attuali.

Nessuno poteva immaginare che quei tre giorni sarebbero stati ricordati come l'atto di nascita dei festival moderni.

Curiosità: il consiglio di Paul McCartney

Anche se i Beatles non parteciparono al festival, uno di loro ebbe un ruolo decisivo. Paul McCartney, coinvolto indirettamente nella selezione degli artisti, insistette affinché venisse invitato un chitarrista americano che aveva già conquistato Londra ma che negli Stati Uniti era ancora praticamente sconosciuto: Jimi Hendrix. Quando gli organizzatori chiesero consiglio ai Beatles sui nomi da inserire nel cartellone, McCartney lo indicò tra le priorità assolute. Fu una scelta destinata a cambiare la storia del rock.

Una line-up che oggi sembra irreale

Guardando oggi il programma del festival, si ha quasi la sensazione di osservare un universo parallelo. Sul palco si alternarono Simon & Garfunkel, Jefferson Airplane, The Byrds, Buffalo Springfield, The Mamas & the Papas, Grateful Dead, Canned Heat, The Animals, Ravi Shankar, Otis Redding, Janis Joplin, The Who e Jimi Hendrix. Molti di loro sarebbero diventati leggende proprio grazie a Monterey.

Il debutto americano di Jimi Hendrix

Per quanto possa sembrare incredibile, nel 1967 Jimi Hendrix era più famoso in Inghilterra che negli Stati Uniti. La sua Jimi Hendrix Experience aveva già conquistato Londra, ma in patria era ancora un perfetto sconosciuto. Monterey rappresentò il suo vero debutto davanti al pubblico americano. Quando lasciò il palco la sera del 18 giugno, era già diventato una leggenda. Molti storici della musica considerano quella performance uno dei più grandi debutti della storia del rock.

La sfida con The Who decisa con una monetina

Jimi Hendrix e i The Who avevano un problema: entrambi volevano chiudere la serata. Pete Townshend e Hendrix erano convinti che esibirsi dopo l'altro avrebbe significato essere inevitabilmente oscurati. La questione venne risolta con un semplice lancio della monetina. Vinsero i The Who.

Pete Townshend concluse il concerto distruggendo la sua chitarra, mentre Keith Moon trasformò la batteria in un campo di battaglia. Dietro le quinte Hendrix osservava tutto. Quando arrivò il suo turno capì che avrebbe dovuto superare ciò che aveva appena visto.

Così, durante l'esecuzione di Wild Thing, si inginocchiò davanti alla sua Stratocaster, la baciò, la cosparse di liquido per accendini, le diede fuoco e la sacrificò agli dei del rock. Quell'immagine è diventata l'icona stessa del festival.

Curiosità: la foto del secolo

Oltre al famoso fotografo Jim Marshall, che immortalò Hendrix più volte, un ragazzo di 17 anni tra il pubblico, Ed Caraeff, si trovava sotto il palco con una macchina fotografica e un solo scatto rimasto nel rullino. Quando Jimi si inginocchiò per incendiare la chitarra, Caraeff scattò alla cieca. Quella foto, con Jimi che evoca le fiamme con le dita, divenne la copertina di Rolling Stone e una delle immagini più famose della storia della musica.

Curiosità: cosa ne è rimasto?

La chitarra sacrificata era una Fender Stratocaster originariamente color Fiesta Red, che Jimi stesso aveva dipinto a mano con pennarelli ed elementi psichedelici nei giorni precedenti. Oggi, un frammento superstite della parte inferiore del corpo di quella chitarra, miracolosamente scampato al rogo e recuperato dal pubblico, è esposto al Museum of Pop Culture (MoPOP) di Seattle, la città natale di Jimi.

Le verità dietro il fuoco: perché lo fece?

Siamo a fine marzo del 1967, circa tre mesi prima di Monterey. Jimi Hendrix si trova a Londra, nel backstage del Finsbury Park Astoria, pronto a inaugurare un tour insieme ai Walker Brothers e a Cat Stevens. Jimi è nervoso: vuole trovare un modo per rubare la scena agli headliner e far parlare di sé sui giornali il giorno dopo. L'idea iniziale del suo manager, Chas Chandler, era semplicemente quella di spaccare la chitarra sul palco, un cliché che i The Who usavano già da tempo.

Nel camerino c'è anche Keith Altham, un giornalista della rivista New Musical Express (NME) e amico di Jimi. Altham interviene e dice a Chas Chandler: "Spaccarla e basta è una cosa già vista, Chas. Perché non le dai fuoco? Sarebbe molto più teatrale." L'idea folgorò Chandler, che mandò immediatamente il roadie di Jimi, Gerry Stickells, a comprare del liquido per accendini, il celebre Ronsonol.

Curiosità: il primo tentativo, andato male, a Londra

Quella sera stessa a Londra, Jimi ci provò. Versò il liquido sulla chitarra alla fine del set e le diede fuoco. Il problema? Si bruciò le dita e finì in ospedale con lievi ustioni, mentre i gestori del locale si infuriarono. L'effetto sui media, però, fu immediato. Il momento in cui dà fuoco alla chitarra viene spesso raccontato come un raptus di follia rock, ma fu un gesto calcolato ed estremamente teatrale, nato da una profonda motivazione artistica e spirituale.

Una scaletta di "furti" d'autore

Hendrix spiazzò tutti appropriandosi di brani altrui e reinventandoli da zero. La sua esibizione incluse una cover velocissima e distorta di Killing Floor di Howlin' Wolf e, soprattutto, una versione incredibile di Like a Rolling Stone di Bob Dylan. Prima di suonarla, Jimi disse al microfono con totale nonchalance: "Spero che non vi dispiaccia se rubo una canzone a un mio grandissimo amico." Dylan stesso in seguito ammise che la versione di Hendrix era superiore alla sua.

Curiosità: Brian Jones presentò Hendrix sul palco

I Rolling Stones non parteciparono al festival, ma uno dei loro membri era presente. Brian Jones, fondatore della band, venne scelto per introdurre Jimi Hendrix sul palco e davanti al pubblico lo definì «un artista incredibilmente emozionante». Sarebbe stata una delle ultime grandi apparizioni pubbliche di Jones: due anni dopo, nel luglio del 1969, sarebbe morto a soli ventisette anni.

Janis Joplin: dall'anonimato alla celebrità in una sola sera

Quando Janis Joplin salì sul palco con i Big Brother and the Holding Company, quasi nessuno conosceva il suo nome. La sua interpretazione di Ball and Chain lasciò il pubblico senza parole. Le telecamere ripresero persino Mama Cass Elliot dei Mamas & the Papas con un'espressione di puro stupore: quell'immagine è diventata una delle scene simbolo del documentario Monterey Pop. Nel backstage le case discografiche iniziarono immediatamente a contendersi la cantante texana. In una sola notte, Janis Joplin diventò una stella.

Otis Redding conquistò un pubblico completamente nuovo

Fino a quel momento Otis Redding era conosciuto soprattutto dal pubblico soul. La sua esibizione insieme ai Booker T. & the M.G.'s conquistò migliaia di spettatori e trasformò il cantante in una star nazionale. Soltanto sei mesi dopo, nel dicembre del 1967, sarebbe morto in un incidente aereo all'età di ventisei anni. La sua performance a Monterey è oggi considerata una delle più straordinarie della sua carriera.

Il concerto più applaudito non fu rock

Tra chitarre psichedeliche e amplificatori al massimo volume, uno dei momenti più straordinari del festival arrivò grazie a Ravi Shankar. Il maestro indiano del sitar si esibì per quasi quattro ore e, al termine della performance, ricevette una standing ovation interminabile. Il suo concerto contribuì a far conoscere la musica indiana al grande pubblico occidentale e influenzò profondamente molti artisti degli anni Sessanta.

C'è però un'altra curiosità che rende ancora più particolare la sua presenza a Monterey: mentre tutti gli altri musicisti accettarono di esibirsi gratuitamente, Ravi Shankar fu l'unico artista a ricevere un compenso, pari a circa 3.000 dollari dell'epoca, perché il suo contratto era stato firmato prima che gli organizzatori decidessero di trasformare l'evento in un festival benefico.

E non era l'unica eccezione. Shankar, poco entusiasta dell'atmosfera psichedelica che circondava la California del 1967, impose una richiesta molto precisa agli organizzatori: durante la sua esibizione non doveva esserci alcun fumo di marijuana tra il pubblico. Una regola piuttosto singolare, considerando che Monterey si svolse nel pieno della Summer of Love. Nonostante ciò, il pubblico accolse la richiesta con rispetto e seguì il concerto in religioso silenzio. Paradossalmente, una delle esibizioni più acclamate dell'intero festival non apparteneva a una rockstar, ma a un musicista classico indiano che aveva chiesto, semplicemente, di poter essere ascoltato senza nuvole di fumo attorno.

Le occasioni perse: Beach Boys e Doors

I Beach Boys erano stati annunciati come una delle principali attrazioni del festival, e Brian Wilson aveva persino collaborato all'organizzazione. Poi, all'ultimo momento, la band si ritirò. Molti storici considerano quella decisione un errore clamoroso: mentre Monterey consacrava Hendrix, Janis Joplin e gli Who, i Beach Boys iniziavano lentamente a perdere terreno rispetto alla nuova scena psichedelica.

Anche i Doors avrebbero potuto far parte della line-up. Jim Morrison, però, non era entusiasta dell'idea di partecipare a grandi raduni all'aperto e la band decise di rinunciare. Una scelta che contribuì a rendere ancora più irripetibile il cartellone di Monterey.

Dietro le quinte regnava lo spirito della Summer of Love

I Grateful Dead erano molto più di una semplice band in programma. Grazie ai loro legami con la scena psichedelica di San Francisco, contribuirono a creare l'atmosfera che caratterizzò tutto l'evento. Secondo numerose testimonianze, dietro il palco l'ambiente era perfettamente in linea con lo spirito della Summer of Love. Musicisti, artisti e membri della controcultura convivevano in una sorta di comunità temporanea che sembrava incarnare l'ideale hippie.

Curiosità: Eric Clapton rimase senza parole davanti a Hendrix

La fama della performance di Monterey si diffuse rapidamente in tutto il mondo. Eric Clapton, che aveva già avuto modo di conoscere Hendrix in Inghilterra, raccontò di essere rimasto sconvolto dal suo talento. Dopo uno dei primi concerti della Jimi Hendrix Experience a Londra, uscì dal locale quasi frastornato e domandò agli amici: «Avete visto dove ho parcheggiato la macchina?». La frase è diventata una delle storie più celebri del rock e rende bene l'impressione che Hendrix riusciva a lasciare perfino ai più grandi chitarristi della sua epoca.

Un festival incredibilmente pacifico

Più di cinquantamila persone partecipano all'evento. Eppure gli incidenti furono quasi inesistenti. Molti poliziotti si presentarono addirittura con fiori infilati nei caschi, diventando uno dei simboli della Summer of Love. Monterey rimase uno dei raduni più pacifici della storia della musica.

A conclusione del festival, i Mamas & the Papas salirono sul palco per eseguire California Dreamin'. Attorno a loro si radunarono molti degli artisti che avevano partecipato alla manifestazione. Sembrava una grande festa tra amici. Nessuno poteva sapere che stava finendo uno dei fine settimana più importanti nella storia del rock.

L'eredità di Monterey: da Woodstock a oggi

Riguardando oggi il cast del festival si rimane colpiti da una coincidenza quasi inquietante. Nel giro di appena tre anni, Jimi Hendrix, Janis Joplin e Brian Jones sarebbero morti prematuramente, e poco dopo sarebbe scomparso anche Jim Morrison. Quasi come se Monterey avesse immortalato per sempre un momento irripetibile: l'ultimo istante di innocenza della cultura hippie prima che gli anni Sessanta mostrassero anche il loro lato più oscuro.

Il regista D.A. Pennebaker filmò l'intero festival, e il documentario Monterey Pop è ancora oggi considerato uno dei più grandi concert movie mai realizzati. Grazie a quelle immagini possiamo ancora assistere alla chitarra in fiamme di Hendrix, agli strumenti distrutti dai The Who e all'espressione incredula di Mama Cass davanti alla voce di Janis Joplin.

Due anni dopo sarebbe arrivato Woodstock. Senza Monterey, probabilmente, Woodstock non sarebbe mai esistito. E senza Woodstock forse non avremmo avuto Live Aid, Glastonbury, Coachella e tutti i grandi festival moderni.

Per appena tre giorni, nel giugno del 1967, una piccola città della California divenne il centro del mondo. Fu lì che il rock smise di essere soltanto musica. Diventò cultura. Diventò arte. Diventò leggenda. E tutto iniziò a Monterey.

Curiosità: l'omaggio di New York, quasi 60 anni dopo

L'eredità di Jimi Hendrix continua a essere celebrata ancora oggi. Dopo un cocktail a lui dedicato, l'Hendrix per l'appunto, New York ha deciso di omaggiare questo grande artista dedicandogli una via. Un riconoscimento che, quasi sessant'anni dopo quel weekend a Monterey, conferma quanto la sua eredità sia ancora viva nella cultura popolare.

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La storia di Monterey insegna che anche le leggende hanno avuto bisogno di qualcuno che credesse in loro: senza il consiglio di Paul McCartney, senza la presentazione di Brian Jones, forse il mondo non avrebbe mai conosciuto Jimi Hendrix. Su Strummers puoi trovare i musicisti, le band e i palchi giusti per la tua musica. Crea il tuo profilo, cerca collaborazioni nella tua zona e costruisci la community che potrebbe trasformare la tua prossima esibizione nel tuo "Monterey".