Immagina di avere diciotto anni.

Sei un chitarrista ossessionato da una band. Vai ai loro concerti, studi le loro canzoni, impari praticamente ogni parte di chitarra e basso dei loro primi dischi e consideri il loro chitarrista uno dei tuoi idoli.

Poi un giorno squilla il telefono.

Quella band vuole te.

Non come turnista. Non per aprire un concerto. Come nuovo chitarrista.

È più o meno quello che successe a John Frusciante nel 1988 con i Red Hot Chili Peppers.

E quattro anni dopo, quando quella stessa band era diventata una delle più famose del pianeta, Frusciante fece qualcosa che sembra completamente assurdo.

Se ne andò.

Prima di essere un Chili Pepper, era un loro fan

Da adolescente John Frusciante era innamorato dei Red Hot Chili Peppers e soprattutto del loro chitarrista, Hillel Slovak. Non lo ascoltava semplicemente. Lo studiava. Frusciante arrivò a conoscere praticamente a memoria le parti di chitarra e basso dei primi dischi del gruppo.

Nel 1988 Slovak morì tragicamente per overdose a soli 26 anni e i Chili Peppers si ritrovarono senza uno dei musicisti che avevano contribuito a creare la loro identità.

Frusciante, nel frattempo, aveva conosciuto Flea attraverso D.H. Peligro, batterista dei Dead Kennedys. I due cominciarono a suonare insieme e l'intesa musicale fu immediata. Quando arrivò il momento di cercare un nuovo chitarrista, il nome di quel ragazzino prodigio finì inevitabilmente sul tavolo.

Frusciante fece l'audizione. E venne scelto. Aveva 18 anni.

Curiosità: i segni delle scarpe sul muro

Quando Flea lo chiamò per dirgli che era entrato nei Red Hot Chili Peppers, Frusciante corse per casa urlando dalla felicità e saltò contro un muro, lasciandoci i segni delle scarpe. Aveva realizzato il sogno di qualsiasi musicista. Era entrato nella sua band preferita.

Poi arrivò Blood Sugar Sex Magik

Il primo album di Frusciante con il gruppo fu Mother's Milk, nel 1989. Ma quello che successe due anni dopo cambiò tutto.

Nel 1991 uscì Blood Sugar Sex Magik. Dentro c'erano Give It Away, Under the Bridge, Suck My Kiss, Breaking the Girl. Il disco esplose. E con lui esplosero i Red Hot Chili Peppers.

Quella che fino a poco tempo prima era una band alternativa e provocatoria di Los Angeles si ritrovò catapultata nel mainstream internazionale. Dischi venduti. MTV. Interviste. Fan. Tour mondiali. Palazzetti pieni. Poi arene.

Tutto ciò che un giovane musicista dovrebbe desiderare. Almeno in teoria. Perché John Frusciante stava vivendo quel successo in maniera completamente diversa.

Il sogno comincia a diventare una gabbia

Frusciante aveva poco più di vent'anni e non era preparato a ciò che stava succedendo. Anni dopo avrebbe spiegato che tutto era arrivato troppo in alto, troppo lontano e troppo velocemente. Ma soprattutto aveva paura di perdere qualcosa che per lui contava molto più della fama.

La musica.

Durante la scrittura e la registrazione di Blood Sugar Sex Magik aveva costruito uno spazio creativo nel quale si sentiva libero. Il tour rischiava di distruggerlo. Frusciante raccontò di aver avuto la sensazione di dover lasciare la band addirittura prima di partire, perché tornare nel vortice dei concerti significava perdere quello spazio creativo.

Continuò comunque. Finché non ce la fece più.

7 maggio 1992

I Red Hot Chili Peppers sono in Giappone. Mancano poche ore a un concerto. John Frusciante comunica al management una cosa apparentemente inconcepibile: non vuole più salire sul palco. Vuole tornare a casa.

Chad Smith avrebbe ricordato anni dopo quel momento: John semplicemente non riusciva più a farlo. Gli altri riescono a convincerlo a suonare quella sera. Frusciante sale sul palco. Suona. Finisce il concerto. Poi viene messo su un aereo per Los Angeles.

Il tour continua senza di lui. Aveva ventidue anni.

Quattro anni prima era corso per casa urlando perché era entrato nei Red Hot Chili Peppers. Adesso stava facendo di tutto per uscirne.

Quando il successo non significa felicità

Vista dall'esterno, la decisione sembrava incomprensibile. Perché lasciare una band proprio quando sta conquistando il mondo?

Frusciante lo avrebbe spiegato molte volte negli anni successivi. Non tutti desiderano diventare rockstar. O meglio: puoi desiderarlo quando hai diciotto anni e scoprire, quando succede davvero, che quella vita non ha niente a che vedere con ciò che immaginavi.

Frusciante non sopportava il meccanismo che si era creato intorno alla band. Il successo stava modificando il suo rapporto con la musica e con se stesso. E per un musicista che viveva quasi esclusivamente attraverso la musica, era un prezzo troppo alto.

Ma fuori dalla band le cose andarono molto peggio

Qui la storia smette per un po' di essere romantica. Lasciare i Chili Peppers non risolse i problemi di Frusciante. Negli anni successivi precipitò in una gravissima dipendenza dalle droghe e si isolò sempre di più. La sua salute peggiorò drammaticamente.

Eppure continuò a fare musica.

Curiosità: Niandra LaDes, il disco registrato nella crisi

Nel 1994, in piena dipendenza, Frusciante pubblicò Niandra LaDes and Usually Just a T-Shirt: un disco solista stranissimo, fragile, lo-fi, lontano anni luce da quello che ci si sarebbe aspettato dall'ex chitarrista di una rock band multimilionaria. Non era musica costruita per scalare le classifiche. Era quasi un diario personale registrato su nastro. Nel 1997 arrivò Smile from the Streets You Hold. Frusciante continuava a creare anche mentre tutto il resto della sua vita sembrava crollare.

1998: Flea bussa alla porta

Nel frattempo anche i Red Hot Chili Peppers stavano attraversando un periodo complicato. Dopo Frusciante era arrivato Dave Navarro. Con lui avevano registrato One Hot Minute, ma quella formazione non aveva trovato la stessa alchimia. Nel 1998 Navarro lasciò il gruppo.

E Flea arrivò a una conclusione. Per continuare aveva bisogno di John.

Frusciante, nel frattempo, aveva iniziato un percorso per uscire dalla dipendenza e ricostruire la propria vita. Un giorno Flea andò a trovarlo e gli fece una domanda semplicissima: vuoi tornare nei Red Hot Chili Peppers?

Secondo i racconti di quel momento, Frusciante si emozionò fino alle lacrime. La sua risposta fu, in sostanza: niente al mondo avrebbe potuto renderlo più felice.

Sei anni prima era scappato dalla band. Adesso voleva disperatamente tornarci.

E nacque Californication

Il risultato di quella reunion arrivò nel 1999: Californication. Scar Tissue. Otherside. Around the World. Road Trippin'. Il ritorno di Frusciante non significò semplicemente rimettere il vecchio chitarrista al suo posto. La chimica della band era tornata. E iniziò probabilmente il periodo più celebrato della loro carriera.

Dopo Californication arrivarono By the Way nel 2002 e Stadium Arcadium nel 2006. Frusciante era nuovamente dentro una delle band più grandi del mondo. Ma questa volta aveva capito qualcosa che nel 1992 non aveva ancora imparato.

Doveva proteggere il suo rapporto personale con la musica. Anni dopo spiegò che, quando tornò nel gruppo, fece in modo di non separarsi mai dalle cuffie, dai suoi dischi e soprattutto dal tempo trascorso da solo con la chitarra. Perché aveva finalmente capito una cosa: se perdeva quel rapporto con la musica, perdeva se stesso.

E poi se ne andò. Di nuovo.

Nel 2009 lasciò nuovamente i Red Hot Chili Peppers. Ma questa volta non ci furono la fuga improvvisa dal Giappone o il crollo del 1992. Frusciante semplicemente sentiva di avere bisogno di andare altrove musicalmente. Voleva sperimentare. Studiare. Creare musica elettronica. Pubblicare dischi che spesso avevano pochissimo a che fare con il rock da stadio dei Chili Peppers.

Per molti musicisti, essere il chitarrista di una band capace di riempire gli stadi sarebbe il punto di arrivo. Per Frusciante non lo è mai stato. Per lui il punto di arrivo sembra essere sempre lo stesso: la musica che in quel momento sente il bisogno di fare.

2019: ancora una volta, a casa

Dieci anni dopo succede qualcosa che molti fan ormai consideravano impossibile. Il 15 dicembre 2019 i Red Hot Chili Peppers annunciano il ritorno di John Frusciante — per la seconda volta.

Con lui registreranno Unlimited Love e Return of the Dream Canteen, entrambi pubblicati nel 2022. Frusciante è tornato ancora una volta sui palchi giganteschi che da ragazzo lo avevano spaventato. Ma non è più il ventenne travolto dal successo di Blood Sugar Sex Magik. È un musicista che ha passato decenni entrando e uscendo dal mainstream seguendo una traiettoria molto più personale.

Forse Frusciante non è mai "tornato"

Ed è questa la parte della sua storia che ci piace di più. Normalmente raccontiamo la carriera di un musicista attraverso il successo: il disco più venduto, il concerto più grande, il cachet, i premi, le classifiche. Frusciante sembra aver seguito un'altra bussola.

È entrato nella sua band preferita. L'ha lasciata quando essere una rockstar gli era diventato insopportabile. È tornato. Ha contribuito a creare alcuni dei dischi più importanti della loro carriera. Poi se n'è andato ancora, proprio mentre avrebbe potuto continuare tranquillamente a vivere di quel successo. Ha passato dieci anni a esplorare altri mondi musicali. E infine è tornato un'altra volta.

Vista così, forse la storia di John Frusciante non è quella di un chitarrista che "torna sempre nei Red Hot Chili Peppers". È quella di un musicista che torna sempre alla musica. A volte quella musica ha bisogno di Flea, Anthony Kiedis e Chad Smith. Altre volte ha bisogno soltanto di una stanza, qualche macchina elettronica e John Frusciante.

Ed è forse questa la lezione più interessante. Il successo non è necessariamente il punto di arrivo. Può essere bellissimo. Può permetterti di vivere facendo ciò che ami. Ma se hai iniziato a suonare perché ami la musica, il successo dovrebbe essere una conseguenza, non la ragione.

La bussola rimane quella cosa che probabilmente Frusciante sentiva già a diciotto anni, quando studiava ossessivamente le parti di Hillel Slovak nella sua cameretta.

La voglia di suonare.

Su Strummers si suona prima di tutto

Perché non si riesce a immaginare di non farlo. Il resto, se arriva, viene dopo. Se stai cercando qualcuno con cui condividere quella stessa voglia, sei nel posto giusto.