Nel 1994 Dave Grohl è un uomo distrutto. Era il batterista dei Nirvana, la band che aveva definito un'intera generazione, e l'aveva persa nel modo più brutale con la morte di Kurt Cobain.
Per un po', Grohl non vuole nemmeno più saperne di musica. Suonare gli ricorda i Nirvana, e i Nirvana gli ricordano Kurt.
Poi capisce che forse l'unico modo per ricominciare è fare quello che aveva sempre fatto: chiudersi in una stanza e suonare.
Ma per capire davvero quello che succede dopo bisogna tornare indietro di qualche anno.
Dave Grohl era una one-man band già prima dei Foo Fighters
Tutti conoscevano Dave Grohl come batterista. Prima negli Scream, poi — soprattutto — nei Nirvana. Ma lontano dai riflettori Grohl scriveva canzoni e sperimentava con altri strumenti già da anni.
Aveva iniziato a suonare la chitarra da ragazzino e la prima canzone che ricorda di aver scritto aveva un titolo decisamente poco elegante: “Bitch”. Era dedicata al cane di famiglia.
Sì: molto prima di Everlong, Best of You e The Pretender, Dave Grohl aveva cominciato a scrivere canzoni per il proprio cane. Ma qualche anno dopo arrivò un esperimento ancora più importante.
Alla fine degli anni Ottanta, insieme all'amico Barrett Jones, Grohl entrò al Laundry Room Studio per registrare una sua canzone intitolata “Gods Look Down”. Questa volta decise di fare tutto da solo.
Registrò prima la batteria. Poi il basso. Poi le chitarre. Infine la voce.
Un musicista, un brano, tutti gli strumenti.
Era la prima volta che Grohl registrava da solo una canzone suonando ogni parte, e senza saperlo aveva appena sperimentato il metodo che qualche anno più tardi avrebbe utilizzato per creare il primo album dei Foo Fighters.
“Gods Look Down” non rimase soltanto un esperimento: Grohl la portò agli Scream, che decisero di registrarla con la band lasciando proprio a lui la voce solista. Il brano sarebbe poi comparso sull'album Fumble.
Negli anni successivi Grohl continuò a scrivere e registrare materiale per conto proprio. Una parte di quelle registrazioni sarebbe finita nel 1992 su Pocketwatch, una rarissima cassetta pubblicata con lo pseudonimo Late!.
Insomma, quando nel 1994 Dave Grohl entrò in studio per registrare praticamente da solo il primo disco dei Foo Fighters, l'idea non nacque dal nulla.
La sua one-man band esisteva già da anni.
Curiosità: Pocketwatch, l'album che (quasi) nessuno conosce
Tra il 1990 e il 1991, quando era già entrato nei Nirvana, Grohl registrò diverse sue composizioni suonando personalmente tutti gli strumenti. Una parte di quel materiale finì nel 1992 su una rarissima cassetta intitolata Pocketwatch, pubblicata con lo pseudonimo Late! per il circuito DIY Simple Machines Records. In altre parole, il Dave Grohl "one man band" non nasce dopo i Nirvana. Esisteva già. Solo che quasi nessuno lo sapeva.Persino Kurt Cobain aveva ascoltato le sue canzoni
C'è un episodio che rende questa storia ancora più bella. Una delle canzoni che finiranno sul primo album dei Foo Fighters, "Alone + Easy Target", esisteva già ai tempi dei Nirvana. Grohl fece ascoltare una sua demo a Kurt Cobain. Anni dopo racconterà che Kurt la ascoltò con le cuffie mentre era nella vasca da bagno di una camera d'albergo e, alla fine, gli fece capire di essere felice che anche Dave stesse scrivendo canzoni.
Grohl, però, non aveva nessuna intenzione di trasformarsi nel secondo compositore dei Nirvana. Quelle canzoni restarono sue. Almeno per il momento.
Poi arriva il 1994
Dopo la morte di Cobain e la fine dei Nirvana, Grohl riceve proposte per continuare semplicemente a fare il batterista. Ma non è quello di cui ha bisogno.
Nell'ottobre del 1994 entra ai Robert Lang Studios, vicino a Seattle, insieme al produttore e amico Barrett Jones. Non c'è una band. C'è Dave. E una quantità impressionante di strumenti.
In appena una settimana registra il materiale che diventerà il primo album dei Foo Fighters. Le sessioni si svolgono dal 17 al 23 ottobre 1994. Il metodo è quasi assurdo: Grohl registra la batteria, poi si alza, prende la chitarra e registra la chitarra. Poi il basso. Poi un'altra chitarra. Infine la voce. E ricomincia con la canzone successiva.
Curiosità: i crediti del primo album dei Foo Fighters
Sul libretto del disco i crediti recitano semplicemente così:Batteria: Dave Grohl.
Basso: Dave Grohl.
Chitarre: Dave Grohl.
Voce: Dave Grohl.
C'è praticamente una sola eccezione: in "X-Static" una parte di chitarra viene suonata da Greg Dulli degli Afghan Whigs. Per il resto, quello che ascoltiamo nel primo disco dei Foo Fighters è il suono di un solo musicista che costruisce una band intera sovrapponendo se stesso.
Ma i Foo Fighters ancora non esistono
Ed è forse questa la parte più curiosa della storia. Grohl non entra in studio pensando: «Adesso fondo una delle più grandi rock band dei prossimi trent'anni». Registra quelle canzoni quasi come una demo personale. Ne fa circa un centinaio di copie su cassetta e comincia a passarle agli amici. Ma non vuole che sulla copertina campeggi semplicemente il nome Dave Grohl.
Così inventa il nome di una band che, tecnicamente, non esiste ancora: Foo Fighters.
Curiosità: l'origine del nome Foo Fighters
Il termine "foo fighters" era stato utilizzato durante la Seconda guerra mondiale dai piloti alleati per indicare misteriosi oggetti o fenomeni luminosi avvistati in cielo — quello che oggi chiameremmo UFO. A Grohl piace l'idea di dare alla registrazione il nome di un gruppo, anche perché vuole che chi la ascolta pensi che dietro quelle canzoni ci sia davvero una band. In realtà c'è soltanto lui.Una cassetta comincia a girare
Quelle copie finiscono nelle mani giuste. L'8 gennaio 1995 Eddie Vedder dei Pearl Jam trasmette alla radio due brani provenienti dal nastro: "Exhausted" e la cover degli Angry Samoans "Gas Chamber". A quel punto il piccolo esperimento privato di Dave Grohl sta diventando qualcosa di diverso. Perché quelle canzoni funzionano.
E per poterle portare su un palco serve finalmente quello che fino a quel momento era mancato: una vera band. Grohl coinvolge Nate Mendel al basso e William Goldsmith alla batteria, entrambi provenienti dai Sunny Day Real Estate, mentre alla chitarra arriva Pat Smear, che aveva già suonato dal vivo con i Nirvana. Solo allora i Foo Fighters diventano davvero i Foo Fighters.
Il primo album, Foo Fighters, esce nel luglio del 1995. Sulla copertina c'è il nome di una band. Ma dentro, quasi tutto quello che senti è ancora Dave Grohl.
Ricominciare da quello che sai fare
È facile raccontare questa storia come quella di un musicista incredibilmente talentuoso capace di suonare praticamente qualsiasi cosa. Ed è vero. Ma forse la parte più interessante è un'altra.
Quando tutto ciò che aveva costruito intorno alla musica era crollato, Grohl non aveva un grande progetto, una strategia o la certezza che quelle canzoni sarebbero diventate qualcosa. Aveva degli strumenti. E ha ricominciato da lì. Anni dopo avrebbe descritto quel ritorno alla registrazione come qualcosa capace di "far ripartire il cuore".
Da quelle sessioni nate quasi come un rifugio personale sarebbe nata una delle rock band più longeve e amate degli ultimi trent'anni.
La storia di Dave Grohl dice una cosa che ogni musicista dovrebbe ricordarsi: lo strumento è un rifugio. Nei momenti peggiori la musica smette di essere lavoro, carriera, numeri, pubblico o business. Torna a essere semplicemente il posto dove vai per respirare.
E racconta anche qualcos'altro: non smettere mai di essere curioso. Grohl era "il batterista dei Nirvana". Avrebbe potuto rimanere per sempre dentro quella definizione. Invece suonava la chitarra, scriveva, cantava, imparava il basso, registrava le proprie idee e sperimentava quando nessuno lo stava guardando. Tutte cose che, per anni, sembravano soltanto passioni parallele. Finché un giorno si è ritrovato da solo in uno studio, e quelle passioni gli hanno permesso di costruire un'intera band.